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Liturgia della settimana, preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire di Bassano Romano (VT)
Aggiornato: 29 min 55 sec fa

2018-05-24 - Vangelo di giovedi'

23 ore 16 min fa
Gc 5, 1-6; Sal 48; Mc 9, 41-50. ||| In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Chiunque vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa.
Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare.
Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue.
Ognuno infatti sarà salato con il fuoco. Buona cosa è il sale; ma se il sale diventa insipido, con che cosa gli darete sapore? Abbiate sale in voi stessi e siate in pace gli uni con gli altri».

2018-05-24 - Commento di giovedi'

23 ore 16 min fa
Eliminare la cause del male. ||| Anche i gesti di amore apparentemente meno significanti, come quello di dare un bicchiere di acqua, se compiuti nel nome del Signore, saranno motivo di merito e oggetto di ricompensa. Lo stesso Gesù aveva detto: «Date e vi sarà dato; una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio». Facendoci poi pregustare il momento del giudizio finale, convoca alla gioia eterna tutti coloro che lo hanno riconosciuto nei poveri, negli affamati e negli assetati, ritenendo fatto a se quello che hanno dato a quei miseri. Guai però a farsi complice del male o indurre altri all’errore. Questo severo ammonimento vale per tutti, ma particolarmente per i suoi discepoli. Essi debbono essere luce del mondo e sale della terra. Hanno quindi il compito e la missione di guidare tutti al bene. Lo scandalo è esattamente il contrario: è il tradimento della propria vocazione, significa non solo cedere al male, ma addirittura coinvolgere e spingere gli altri nello stesso baratro. Le condanne che Gesù preannuncia per tali nefandezze sono particolarmente gravi: l’autore dello scandalo deve essere gettato nel mare con al collo una macina girata da asino; gettato con due piedi nella Geenna, nel fuoco eterno. È da credere che egli vuole più che comminare condanne, far comprendere la gravità dello scandalo e con quel linguaggio simbolico, voglia dirci che deve essere assolutamente cancellato dalla vita dei suoi discepoli. È per questo che dobbiamo essere disposti anche a privarci di una mano, di un piede o anche di un occhio, piuttosto che scandalizzare qualcuno. Giustamente viene posta un’attenzione speciale per i piccoli. Gesù dice che i loro angeli vedono sempre il volto del Padre, li predilige per la loro purezza, innocenza e semplicità e quindi vuole ergere una particolare protezione nei loro confronti affinché nessuno osi infangare la loro innocenza. Costatiamo invece che proprio nei loro confronti ai nostri giorni c’è un accanimento selvaggio, un vero e proprio bombardamento di fango, che vorrebbe sporcarli e travolgerli. Ancora una volta gli adulti, che dovrebbero essere i loro protettori ed educatori, tramano invece contro la loro splendida innocenza. Questo è lo scandalo, una miseria da cancellare dal nostro mondo.

2018-05-23 - Vangelo di mercoledi'

Mer, 23/05/2018 - 00:00
Gc 4, 13-17; Sal 48; Mc 9, 38-40. ||| In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva».
Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi».

2018-05-23 - Commento di mercoledi'

Mer, 23/05/2018 - 00:00
Chi non è contro di noi è per noi. ||| Quando riteniamo di essere gli unici depositari della verità rischiamo di cadere nell’assolutismo e nel peggiore integralismo. Tutti gli altri che non sono come noi e con noi diventano i nostri avversari. Anche sul piano religioso si incorre in tale rischio facendo così della propria fede un monopolio e della propria religiosità una setta. Gli apostoli sono ben consapevoli di godere di particolari privilegi; è stato il loro maestro a chiamarli uno ad uno, ha dato loro il potere di scacciare i demoni e di compiere prodigi in suo nome. Ritengono perciò che nessun altro possa e debba ripetere le loro gesta e se altri lo fanno, stanno commettendo un abuso che bisogna reprimere subito. Questa la mentalità degli apostoli, ben diversa quella di Cristo. La sua è una missione universale che nessuno esclude. Si è definito luce del mondo e nessuno ha mai escluso dalla sua bontà e misericordia. Anzi, la sua predilezione è per i malati nel corpo e nello spirito, per i peccatori e per i lontani. Sa cogliere in ciascuno ogni germe di bene e nessuno mai resta escluso dal suo amore. Si addolora quando deve costatare resistenze e rifiuti. Piange su Gerusalemme perché non lo ha riconosciuto come Messia e Figlio di Dio. Oggi prendendo lo spunto dalla ingiustificata indignazione dei suoi discepoli che hanno visto uno estraneo scacciare demoni egli proclama solennemente: «Non glielo proibite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito dopo possa parlare male di me. Chi non è contro di noi è per noi». Così egli afferma l’universalità del suo mandato, la piena apertura al mondo e la serena visione del bene, che non può avere una fonte diversa da Dio stesso. San Giovanni ci detta la regola d’oro per riconoscere dove Egli si nasconde e si rivela: “Dov’è carità e amore lì c’è Dio”. Questa verità ci apre ad un sano ecumenismo e ci consente di scoprire ciò che ci unisce più di ciò che ci divide. Sono ancora troppi coloro che riconoscono il bene solo se tinto di colori ben identificati e lo rifiutano se ritenuto estraneo alle proprie appartenenze. Dovremmo mai dimenticare che “Chi non è contro di noi è con noi”.

2018-05-22 - Vangelo di martedi'

Mar, 22/05/2018 - 00:00
1 Pt 1, 10-16; Sal. 97; Mc 10, 28-31. ||| In quel tempo, Pietro prese a dire a Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito».
Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c'è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà. Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi saranno primi».

2018-05-22 - Commento di martedi'

Mar, 22/05/2018 - 00:00
Un disegno che trascende la ragione. ||| “I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie - oracolo del Signore. Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri”. Il profeta Isaia, ispirato da Dio, ha una chiara percezione, che enuncia in modo solenne e categorico: la mente umana non potrà mai accedere in pienezza negli arcani disegni divini. Comprendiamo quindi il timore e l’imbarazzo degli apostoli quando sentono dire dal loro maestro, nel quale avevano riposto tutte le loro speranze, non escluso le future grandezze secondo alcuni di loro, che egli dovrà essere consegnato nella mani degli uomini e subire da loro la morte. È sconvolgente dover apprendere che il Figlio di Dio, che aveva ripetutamente manifestato la sua potenza con segni e prodigi, dovesse arrendersi alla prepotenza degli uomini e subire da loro la peggiore sconfitta. L’annuncio di Cristo appare talmente inverosimile nella sua prima parte, da non convincere neanche quando egli preannuncia infine la sua risurrezione. Non ci scandalizza perciò il fatto che gli apostoli, quasi a voler dimenticare quell’annuncio, di morte si proiettino verso il futuro, come l’avevano immaginato loro sin dal principio, e si mettano a discutere chi di loro dovesse essere il primo nel regno. Quanto è difficile per noi uscire dalla gabbia dei nostri pensieri, dagli schemi precostituiti e ritenuti indiscutibili, ed elevarci verso i disegni di Dio! Come sono miopistiche le nostre vedute e quanto ci affascinano la gloria e il potere. Gesù interviene a correggere quei fatui pensieri così poveri e così distorti: «Se uno vuol essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servo di tutti». Altro che gloria, primati e potere! Gesù parla di umiltà e di servizio; vuole dirci che per essere i primi dobbiamo assumere la veste del servo e dello schiavo, sempre pronti ad accogliere e mai a comandare. Egli stesso, con il sacrificio della croce e con l’umiliazione fino alla morte di croce, ci offrirà il più sublime esempio. Ci offrirà la sua vita per manifestarci il primato del suo amore.

2018-05-22 - Santi di martedi'

Mar, 22/05/2018 - 00:00
Santa Rita da Cascia

2018-05-21 - Vangelo di lunedi'

Lun, 21/05/2018 - 00:00
1 Pt 1, 3-9; Sal.110; Mc 10, 17-27. ||| In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: "Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre"».
Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va', vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.
Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio».

2018-05-21 - Commento di lunedi'

Lun, 21/05/2018 - 00:00
«Tutto è possibile per chi crede». ||| La mancanza di fede spegne la speranza e nel nostro mondo troppo spesso sentiamo dire, dinanzi ai nostri mali più gravi, sia fisici che spirituali, non c’è più nulla da fare. È una esplicita sollecitazione alla resa, è una terribile mortificazione del nostro spirito, è un incentivo a subire continue sconfitte. Ciò vale, e non sempre, solo a livello puramente umano. Cristo è venuto a smentire tale triste convinzione, dimostrandoci con i suoi prodigi, che dove arde la fede, nulla è impossibile all’onnipotenza divina. Questa supera infinitamente le nostre deduzioni più logiche, va oltre i nostri limiti e orienta la nostra speranza oltre i confini di ogni umano potere. Il presupposto è la fede viva e sincera. Giunge a noi come dono gratuito di Dio, ma spetta a noi alimentarla in continuità. Il vangelo di oggi ci offre un esempio dove emerge da una parte l’umana fragilità e dall’altra la potenza di Cristo. Sono ancora deboli i suoi discepoli, che non riescono a scacciare un demonio che ha invasato un povero fanciullo epilettico. È ancora più debole il fanciullo che, oltre il male fisico che l’affligge, subisce l’invasione diabolica, È debole anche le fede del padre che dubita che Gesù possa davvero aiutarlo e compiere il prodigio che pur tanto desidera. Gli dice infatti: «se tu puoi qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci». Quel “se” dubitativo denuncia i limiti della sua fede. L’evidenza e la gravità del male talvolta ci appaiono più grandi della potenza divina e questo dubbio ci nega l’accesso a Dio. La fede trascende la ragione, la illumina e la orienta verso le eterne verità di Dio. Ci consente di scoprire la sua infinita bontà e ci convince di poterne godere nella nostra esperienza terrena. «Tutto è possibile per chi crede» ci ripete Gesù. “Accresci la nostra fede”, imploriamo insieme agli apostoli. Affinché la nostra preghiera sia efficace dobbiamo però far morire la dea ragione, l’idolo che abbiamo intronizzato sull’altare del nostro cuore e nel nostro mondo. Dobbiamo assumere un atteggiamento di umiltà, che ci consenta di diventare anime oranti. «Questa specie di demoni non si può scacciare in alcun modo, se non con la preghiera». I demoni più nascosti, più subdoli, perciò più difficili da scacciare, si annidano dentro di noi, si camuffano come doti e virtù, si mascherano di progresso e di modernità, mentre invece segnano i nostri limiti e ci privano di spazi di libertà autentica e di visioni consolanti per il nostro spirito. San Paolo ci ripete: “Cercate le cose di lassù e non quelle della terra”.

2018-05-21 - Santi di lunedi'

Lun, 21/05/2018 - 00:00
San Cristoforo Magallanes

2018-05-20 - Vangelo di domenica

Dom, 20/05/2018 - 00:00
At 2, 1-11; Sal.103; Gal 5, 16-25; Gv 15, 26-27; 16, 12-15. ||| In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.
Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

2018-05-20 - Commento di domenica

Dom, 20/05/2018 - 00:00
Vieni, Santo Spirito... ||| È molto bello che l'Amore di Dio, riversato oggi sulla sua Chiesa nascente, nella persona degli apostoli, radunati in preghiera con Maria nel cenacolo, si manifesti in lingue di fuoco. Noi siamo soliti dire che l'amore brucia, è vero: purifica rinnova, santifica e vivifica perché quel fuoco viene da Dio ed è per tutti noi. Scese quel giorno, in quella prima pentecoste, ma ripete la sua azione per sempre, sino alla fine dei tempi. L'amore di Dio è lo Spirito Santo, la terza persona della Santissima Trinità, è l'essenza e la perfezione dell'amore, perché sgorga dal cuore del Padre e del Figlio suo Gesù Cristo. È il Paràclito, il Consolatore, l'Avvocato, la Verità, l'Energia vitale per ognuno e per la Chiesa. Ci era stato promesso come garanzia di una unione indissolubile con Cristo e con il Padre. I primi ad essere interiormente trasformati furono gli stessi apostoli: prima pavidi, ignari, deboli poi resi impavidi ed araldi coraggiosi, pronti a tutto, fino al martirio. Il cammino della Chiesa dai suoi esordi, costantemente sarà guidato da quello Spirito, supererà ogni insidia, conserverà integro il deposito della fede, sarà segno visibile di unità e di pace. Le forze degli inferi non prevarranno contro di essa. Con quello stesso Spirito una schiera, che nessuno può contare, ha conseguito la santità fino all'eroismo. Spira ancora quello Spirito sulla Chiesa di oggi e sugli uomini del mondo, segnando il cammino dell'umanità sulle vie della sapienza e della concordia. Molti, è vero, camminano ancora a luci spente o si affidano alle tenue luce della ragione umana, ma sta crescendo il bisogno di luce autentica, di amore vero, di solidarietà operativa, di giustizia a tutto campo. Pare che la Pentecoste di quest'anno ci colga particolarmente assetati di luce e di verità. Urge quello Spirito per il nostro mondo dopo i fallimenti di ogni genere. Urge alla Chiesa, sempre bisognosa di rinnovamento, sempre protesa a nuove illuminazioni dello Spirito. Urge ai pastori e ai presbiteri perché siano testimoni di verità con la parola e con l'esempio. Urge a coloro che governano le sorti del mondo perché diventino operatori di pace. Urge alle famiglie affinché attingano amore autentico e siano capaci di fedeltà e di indissolubilità. Urge ad ogni credente in Cristo perché non abbia a mancare l'obiettivo finale della propria esistenza. Urge a chi scrive questi pensieri affinché sappia diffondere speranza e dare luce ai cuori. "Vieni Spirito Santo, accendi in noi il fuoco del tuo amore"...

2018-05-20 - Santi di domenica

Dom, 20/05/2018 - 00:00
San Bernardino da Siena

2018-05-19 - Vangelo di sabato

Sab, 19/05/2018 - 00:00
At 28, 16-20. 30-31; Sal.10; Gv 21, 20-25. ||| In quel tempo, Pietro si voltò e vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, colui che nella cena si era chinato sul suo petto e gli aveva domandato: «Signore, chi è che ti tradisce?». Pietro dunque, come lo vide, disse a Gesù: «Signore, che cosa sarà di lui?». Gesù gli rispose: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa? Tu seguimi». Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto. Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa?».
Questi è il discepolo che testimonia queste cose e le ha scritte, e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera. Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere.

2018-05-19 - Commento di sabato

Sab, 19/05/2018 - 00:00
Ciò che il mondo non può contenere. ||| "Nella casa del Padre mio vi sono molti posti". Gesù non parla solo del "posto" finale che ci prepara in cielo, ma anche delle diverse mansioni che ognuno di noi ha da svolgere nel cammino terreno. In un altro luogo del suo Vangelo egli parla di doni e di talenti, dati gratuitamente e in misura diversa, ma tutti sufficienti per essere moltiplicati e portare frutti di santità. Anche gli apostoli sono chiamati alla stessa missione di andare ad annunciare in tutto il mondo il vangelo di Gesù Cristo, ma andranno per vie diverse, con compiti diversi, con doni diversi. Pietro dovrà affrontare il martirio per testimoniare fino in fondo la sua fedeltà promessa al Signore e dovrà confermare nella fede i suoi fratelli. Giovanni nella sua lunga vita, dovrà essere il testimone privilegiato dell'amore, con i suoi scritti e con tutta la sua vita. A lui è stata affidata la custodia della Madre del Signore e dovrà sorbire anche da lei, piena di grazia e di Spirito Santo, la ricchezza più abbondante della rivelazione divina. È per questo che l'apostolo a conclusione del suo vangelo, con cui ci ha rivelato splendidamente la divinità del Cristo e i significati più profondi della sua eucaristia, si rende conto, non solo di non aver potuto esaurire, quanto gli è stato concesso di conoscere, ma addirittura ci dice che il nostro mondo non potrebbe contenere i libri che dovrebbero essere scritti per esaurire le verità di Dio. La storia ci conferma quanto l'apostolo asserisce: nonostante l'illuminazione dello Spirito Santo, nonostante gli innumerevoli libri che sono stati scritti sulla scia dei vangeli e della scrittura sacra in genere, siamo tutti consapevoli che solo una minima parte di quelle verità sono state pienamente comprese. Rimane ancora vero che quanto il Signore ci ha fatto conoscere mediante la rivelazione, riflette il pensiero stesso di Dio, che pur tradotto in termini umani, conserva tutta la ricchezza della fonte inesauribile da cui proviene. Solo la pienezza dello Spirito, ci potrà condurre alla verità tutta intera, solo la santità ci permette di godere di quella pienezza. Siamo in continua ed incessante ricerca, la nostra teologia è ancora bambina, il nostro compito è quello di attingere alle fonti con sapienza e purezza di spirito.

2018-05-19 - Santi di sabato

Sab, 19/05/2018 - 00:00
San Celestino V

2018-05-18 - Vangelo di venerdi'

Ven, 18/05/2018 - 00:00
At 25, 13-21; Sal.102; Gv 21, 15-19. ||| In quel tempo, [quando si fu manifestato ai discepoli ed] essi ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli».
Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore».
Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse "Mi vuoi bene?", e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi».
Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».

2018-05-18 - Commento di venerdi'

Ven, 18/05/2018 - 00:00
L'esame dell'amore. ||| L'apostolo Pietro, definito dallo stesso Cristo "pietra" e "roccia", su cui egli voleva poggiare la sua Chiesa, nell'ora della prova ha mostrato tutta la sua umana fragilità, rinnegando per ben tre volte il suo maestro. La paura di essere coinvolto nella tragica vicenda che stava per abbattersi su Gesù, gli aveva giocato in brutto scherzo. Quando poi ha preso coscienza del suo peccato ha pianto lacrime amare di pentimento. Oggi Gesù lo sottopone a vero e proprio esame, rivolgendogli per tre volte la stessa domanda: "Simone di Giovanni, mi ami tu, mi vuoi bene più di costoro". Egli vuole così fargli comprendere dove vuole poggiare principalmente il primato che intende confermargli. Gesù aveva detto a tutti i suoi apostoli: «Se uno vuol essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servo di tutti». Pietro risponde con estrema sincerità e umiltà. La virtù che talvolta gli era mancata in passato: "Signore, tu sai tutto, tu sai che ti voglio bene". Più che alla sua personale valutazione, si affida alla interiore conoscenza che attribuisce al suo maestro. Questa è la condizione per assumere il compito di primo dei pastori nella Chiesa di Cristo. Questa è la dote indispensabile di cui deve essere adorno chi viene chiamato ad essere guida delle pecorelle del Signore. Con l'intensità dell'amore di Cristo deve essere pronto a difendere, a ricercare le smarrite sui monti e a dare la vita per le sue pecorelle. È per questo che il Signore, dopo aver confermato a Pietro il primato su tutti e sulla Chiesa, gli predice il martirio. "Ti porteranno dove tu non vuoi" e aggiunge: "Seguimi". La sequela comporta la perfetta imitazione di Cristo, prima sulla via della croce e del martirio e poi nella gloria. Questa è la via privilegiata del prescelto da Dio, diventare frumento di Cristo per essere triturato e diventare pane per tutti. A questo conduce il sacerdozio, quando è vissuto nella continua e crescente comunione con Cristo. Se costatiamo debolezze e scandali anche da parte dei ministri della Chiesa dobbiamo solo umilmente riconoscere che non sempre siamo consapevoli della dignità e della sublimità della missione a cui siamo chiamati. Non sempre la preghiera occupa il primo posto nella nostra vita e di conseguenza ci ritroviamo immersi in faccende e compiti che non ci appartengono, dimenticando la missione primaria per cui siamo stati chiamati. Come è meschino allora pensare e credere che il rimedio alle debolezze dei ministri risieda nel celibato! No, la vera causa è la nostra solitudine e la colpevole distanza che li separa da Cristo.

2018-05-18 - Santi di venerdi'

Ven, 18/05/2018 - 00:00
San Giovanni I